Twitter e la pornografia: che cosa farà Elon Musk?

Twitter e la pornografia: che cosa farà Elon Musk?

Elon Musk ha più volte affermato che alla base della sua intenzione di acquisire Twitter c’è la volontà di trasformare la piattaforma in un bastione della libertà di parola. “Spero che anche i miei peggiori critici rimangano su Twitter”, ha scritto il 25 aprile in un tweet, “perché è questo che significa free speech”. La libertà che ha in mente Musk è assoluta, limitata soltanto dai confini imposti dalla legge. L’imprenditore ha già lasciato intendere cosa pensa del modo in cui Twitter ha gestito la moderazione dei contenuti in passato, criticando apertamente ad esempio la sospensione del New York Post avvenuta nel 2020.

Ora molti aspettano al varco il miliardario su decisioni come la riattivazione dell’account di Donald Trump, o più prosaicamente l’attivazione del famigerato pulsante “edit” per la correzione dei tweet già pubblicati. Fra le tante altre cose, sarà interessante capire anche come si porrà il social network a guida Musk nei confronti di una community tanto numerosa e attiva sul social quanto poco citata: quella delle attrici e attori hard e più in generale dei sex worker.

Se si esclude Reddit, Twitter è l’unico grande social network a mantenere una policy relativamente lasca sulla pornografia. Instagram, Facebook e TikTok hanno tutti posizioni a dir poco puritane sull’argomento, tanto che spesso finiscono bannate anche opere d’arte, fotografie o rapprentazioni grafiche che possano anche solo vagamente alludere al sesso o agli organi genitali.

Su Twitter, per contro, esistono milioni di account interamente dedicati alla pubblicazione di materiale hard, inclusi filmati e foto espliciti. Moltissimi performer utilizzano il social per promuovere inoltre i propri account su OnlyFans o altre piattaforme a pagamento. Ma è solo marketing: tantissime star usano Twitter per condividere non solo i propri contenuti hot, ma anche foto personali, tweet di opinione, o contenuti di educazione e sensibilizzazione su temi che afferiscono alla sfera del sesso.

La policy di Twitter sul tema è chiara. Il social non consente la pubblicazione di contenuti pornografici non consensuali, ma ammette la pubblicazione di materiale che su altre piattaforme non passerebbe neppure una scansione automatica prima della pubblicazione.
“La pornografia e altre forme di contenuti per adulti prodotti in maniera consenziente sono permessi su Twitter, a condizione che questi media siano contrassegnati come sensibili”, si legge nel regolamento. “In questo modo le persone che potrebbero non voler vedere questo tipo di contenuti riceveranno un avviso di cui dovranno prendere visione prima di accedere ai media.” Twitter inoltre non mostra contenuti sensibili a prescindere a chiunque abbia meno di 18 anni o a coloro che non hanno aggiunto una data di nascita nel proprio profilo.

Questo tipo di contenuti “sensibili” sono facili da ignorare in una discussione più ampia sulla libertà di espressione su Twitter, in primis perché sono spesso invisibili. Non si affacciano sulle timeline pubbliche e non vengono promossi dall’algoritmo interno, se non per quegli utenti che seguono i profili direttamente. Nonostante queste limitazioni, l’universo porno di Twitter è assai popolato e molto attivo. Come ha spiegato la creatrice di contenuti per adulti Lucy Banks a Vice, molti performer hard hanno basato la propria intera carriera sulla promozione a mezzo Twitter, creando community che li seguono e cui devono di fatto il proprio sostentamento.

Per tutto questo universo sommerso, poco raccontato ma largamente fruito, l’arrivo di Musk è fonte di incertezza. Da una parte l’enfasi sul tema del free speech assoluto da parte dell’imprenditore sembra andare nella giusta direzione. Negli Stati Uniti la ponografia è protetta dalla libertà di espressione sancita dal primo emendamento (mentre non valo lo stesso per ciò che viene definito “oscenità”, la differenza la fanno il valore e l’intento artistico e performativo). Allo stesso tempo, però, gli alfieri della libertà di parola a tutti i costi titillati proprio da Musk su Twitter afferiscono in gran parte alla destra più conservatrice e Trumpiana. Difficile pensare che la loro interpretazione di “free speech” preveda dunque anche la libertà di postare clip di nudo e di promuovere servizi per adulti a pagamento.
Musk ha tuttavia dato più volte prova di avere una mentalità aperta sul tema. Di recente, durante la sua visita a Berlino per l’apertura della Gigafactory, il capo di Tesla pare sia stato respinto dai buttafuori del Berghain, per poi ripiegare al Kitkat, storico locale fetish della capitale tedesca poco adatto a chi si impressiona facilmente.

Per Musk quella del porno su Twitter sarà quindi un’altra delle tante complesse matasse da sbrogliare. I protagonisti della twittersfera a luci rosse, già nel 2020, temevano un imminente inasprimento delle regole di ingaggio sul social network. Un giro di vite che non si è in alcun modo verificato, ma molti di loro avevano già preparato le contromisure, curando profili privi di contenuti “Not Safe for Work” (come si dice in America per indicare i materiali osceni o di carattere allusivo e sessuale). Nel caso di una improvvisa svolta puritana sotto l’egida di Musk, insomma, l’industria del porno non andrà di certo in crisi. Tuttavia una simile deriva sarebbe l’ennesimo esempio di quanto sia difficile distillare un significato univoco e universalmente condiviso di “free speech”, come Musk e molti dei suoi sostenitori pretendono di poter fare.

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