Tra esport e intrattenimento: cos’è e cosa fa Dsyre

Tra esport e intrattenimento: cos’è e cosa fa Dsyre

Quello degli esport in Italia è un settore dinamico e mutevole, tra le realtà cresciute nell’ultimo periodo ne troviamo una particolare i Dsyre, un’organizzazione che coniuga videogioco competitivo e intrattenimento che, in poco più di un anno, è riuscita a imporsi assicurandosi una buona fetta di pubblico. “Sin dall’inizio abbiamo puntato a coinvolgere diversi tipi di audience, non volevamo concentrarci unicamente in modo verticale sul mondo esport, ma desideravamo abbracciare mondi diversi come quello della musica, soprattutto Rap, Urban e Hip Hop perché è un genere molto affine a quello del gaming e dell’esport. Inoltre abbiamo lanciato da poco la nostra prima linea di abbigliamento, due felpe e una maglia da gioco ufficiale”. A parlare è Andrea Cibelli fondatore e presidente di Dsyre.

Esport visto non solo come competizione, ma come lifestyle che inevitabilmente incontra l’universo dei social, spiega Andrea Cibelli: “Collaboriamo a stretto contatto con l’ecosistema Stardust, lo utilizziamo sia come amplificatore per intercettare un pubblico più ampio, sia come incubatore di talenti, come per gli influencer che sono nostri ambasciatori. Un team esport è composto da due profili portanti, il content creator e il videogiocatore professionista. Noi ne abbiamo introdotto un terzo, l‘Ambassador, la persona che porta il marchio Dsyre in altri contesti. A breve coopteremo una figura molto nota in ambito musicale di cui non posso ancora rivelare il nome. In questo momento cerchiamo di coinvolgere anche nomi dell’arte e dello streetwear”.

I Dsyre quest’anno hanno vinto la Proving Grounds, la serie cadetta di League of Legends (LoL) di Riot Games, uno dei videogiochi competitivi più giocati e streammati di sempre, continua Andrea Cibelli: “Abbiamo stanziato un budget per cercare di vincere la serie A di LoL, che in questo momento è il più importante torneo italiano. Oltre a LoL, i team di Dsyre competono in tornei di Valorant e Teamfight Tactics che sono i tre titoli principali di Riot Games. Competiamo in FIFA, Apex Legends con un solo giocatore ma a breve stiamo pensando di costruire un team proprietario. E ovviamente abbiamo Fortnite”.

Dsyre seleziona i suoi pro-player con un sistema di flussi preciso, un CGO (chief gaming officer) gestisce i team manager. Ogni specialità, Valorant, FIFA, Fortnite ecc…, ha un suo team manager e i coach, gli allenatori. Le squadre vengono formate sotto stretta sorveglianza del CGO in collaborazione con team manager e allenatore. “Noi abbiamo dato delle linee guida chiare, i giocatori selezionati devono essere esenti da sponsor, vogliamo figure pulite, positive, giocatori che non siano controversi. Una chiave di volta per noi sarà l’apertura della gaming house che contiamo di realizzare all’inizio del prossimo anno. Il modello è quello di Stardust” conclude Andrea Cibelli.

Quando si parla di un ecosistema legato agli esport si parla anche di un pubblico di riferimento, generalmente giovane o molto giovane, ma spiega Andrea Cibelli: “Dalle analisi abbiamo notato che la fascia d’età più importante resta la Generazione Z o poco sopra. Quelli che muovono un’ampia audience sono i ragazzi che seguono Fortnite, però la fascia d’età si sta allargando e sta andando a includere anche i quarantenni. Dipende molto dal tipo di gioco, l’età aumenta se parliamo di titoli come FIFA o Call of Duty”.

In Italia il settore esport ha un impatto economico complessivo, tra diretto e indiretto, compreso tra i 47 e i 51 milioni di euro, a livello mondiale si stima che possa superare la cifra di 1,8 miliardi entro il 2025.

Il settore è giovane, in continua trasformazione, è un ambiente che ingloba altre forme di intrattenimento e crea nuove figure professionali e l’esperienza del sistema Dsyre è un esempio di una sua possibile evoluzione.

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