The Silver Case 2425 | Recensione, il ritorno del thriller di Suda51

The Silver Case 2425 | Recensione, il ritorno del thriller di Suda51

The Silver Case 2425 | Recensione, il ritorno del thriller di Suda51 | Game Division


















Nintendo Switch

Le operazioni amarcord di recupero di vecchi titoli già lanciati nel passato prosegue da parte di Nintendo, che sulla sua console ibrida Switch (di cui è stata appena annunciata la versione OLED) ospita sempre più titoli, minori e non, già arrivati su precedenti console anni e anni fa. Parliamo questa volta del lancio di The Silver Case 2425, la riedizione dei due atti che compongono la visual novel ideata da Suda51, semplicemente denominata The Silver Case, la cui prima parte uscì in origine su PlayStation nel 1999 in Giappone. Dal 9 luglio però, su Switch, verranno riproposti in forma integrale i contenuti del titolo originale e della sua seconda parte, The 25th Ward: The Silver Case, entrambi riadattati per una performance ottimale su questo sistema. Abbiamo dunque messo le mani su questo thriller poliziesco pieno di intrighi e ricco di dialoghi, per raccontare a chi avesse già provato il titolo all’epoca e chi invece non lo conosce ancora cosa ci attende in questa nuova versione della visual novel, a oltre vent’anni dal lancio originale.

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The Silver Case 2425, la versione completa della visual novel

Come anticipato, il titolo in questione recupera da un lato il primo capitolo, ambientato a Kanto e incentrato sulla caccia a un serial killer che ha compiuto efferati omicidi, mentre la seconda parte, The 25th Ward, è ambientata 5 anni dopo i fatti narrati nel capitolo precedente, nella quale viene seguito il caso dell’omicidio di una donna residente a Bayside Tower Land. Cogliamo allora l’occasione per avventurarci in questo mondo distopico, dove i 24 sigilli di Kanto formano una città idilliaca, ma solo all’apparenza. Alcuni segreti sinistri si nascondono sotto la sua superficie e sta a noi svelare il mistero che sta dietro una serie di brutali omicidi, dovendo calarci nei panni di uno dei membri della Heinous Crimes Unit.

Dopo 22 anni dal lancio del titolo originale, abbiamo ora la possibilità di tornare nella città di Kanto grazie al lancio di un nuovo progetto governativo che sta dietro il venticinquesimo sigillo utopico della città. Quando numerosi presunti suicidi verificatisi nel complesso di appartamenti Bayside Tower Land minacciano di rovinare l’equilibrio dei sigilli, dovrai liberarti dei criminali responsabili di queste enigmatiche morti. A quel punto tocca indagare all’interno del nuovo 25° Distretto, sorto da poco nella zona marittima di Kanto, per venire a capo dell’efferato crimine. Questo speciale luogo, assieme ai 24 distretti originali in cui è divisa l’immaginaria città, dà proprio il nome 2425 alla collection in questione.

L’anno di debutto di questo sequel risale a 16 anni fa in versione mobile, diretto da Goichi Suda e da altri tre autori alla sceneggiatura: Masahi Ooka, Sako Kato, già autori del primo titolo, e Masahiro Yuki. E il tempo trascorso si sente tutto. Se è vero che, come è giusto che sia, anche stavolta la narrazione prevale, con l’azione ridotta al minimo, le illustrazioni, sempre più evocative, sono sì davvero godibili, ma per quanto sia stato utilizzato il motore grafico Unity rimanendo fedeli alle opere originali, gli asset grafici rimangono parecchio fedeli ai bei tempi andati. Un tocco amarcord che può rivelarsi croce e delizia agli occhi dei giocatori.

Tanta narrazione, poca azione

In questi due titoli, viene tendenzialmente penalizzata la giocabilità e l’interattività, come è normale che sia in questo genere di gioco, in quanto avremmo voluto esplorare molto di più il Venticinquesimo Distretto, un posto onirico e disturbante ma in linea con l’immaginario tipico di Goichi Suda. Il gameplay inoltre ci consente di vivere questa storia da tre diversi punti di vista, con l’obiettivo di ricomporre i pezzi di questo inquietante rompicapo che abbiamo per le mani, senza dimenticare il suo stile grafico più unico che raro, per via della presenza, su sfondo nero, di piccoli riquadri, anche affiancati tra loro o alternati per rendere più versatile e originale la narrazione.

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I testi compaiono inoltre come se fossero stampati sullo schermo da una macchina da scrivere, un effetto restituito anche dagli effetti sonori riprodotti nella comparsa delle lettere. Non mancano dunque parecchi intrighi e misteri coinvolgenti, dove l’esplorazione e la risoluzione di vari rompicapi saranno alla base della storia. Questo infatti, oltre a essere il vero core del gioco, è anche bene o male l’unico aspetto degno di nota della collection, in quanto non dovremo fare altro che leggere lunghi muri di testo in inglese, dove l’unico problema potenziale potrebbe essere, per i giocatori, la complessità di una narrazione non sempre facile da seguire, ricca di premesse narrative e nomi non immediati da ricordare.

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Si tratta infatti di una narrazione arzigogolata, composta da tasselli, flash narrativi, linguaggio anche a volte sgradevole, tutti aspetti che non rendono immediato l’apprezzamento e l’avvicinamento del giocatore, che rischia di cadere nella noia. Ciò non toglie che la trama sia appassionante, grazie anche a brevi sequenze esplorative tradizionali dove l’interfaccia si è comportata in maniera abbastanza performante, ma non al massimo delle sue possibilità. L’interazione è abbastanza scarsa, e poco intuitiva, non una scelta ottimale per chi cerca anche momenti di azione da alternare alla lettura di dialoghi e narrazione.

Un gioco dunque ottimale per gli amanti delle visual novel e del mondo di Suda51, ma decisamente meno consigliato a chi non fosse alla ricerca di un gusto amarcord e con davvero poche possibilità di interazione.




Fonte: tomshw.it

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