Resident Evil Village. Torna l’horror giapponese per console da 100 milioni di copie

Resident Evil Village. Torna l’horror giapponese per console da 100 milioni di copie

La progressione narrativa non è fra i punti di forza dei videogame. Salvo eccezioni, che per carità ci sono, si passa da zero a cento in poche sequenze. Capita anche in Resident Evil Village, ultimo capitolo di una delle saghe horror più importanti e note della scuola giapponese cominciata nel “lontano” 1996. Il protagonista, Ethan, sta cercando di costruirsi una vita con la sua famiglia dopo aver passato una brutta avventura (Resident Evil 7) che ha lasciato segni profondi in lui e nella moglie. Ma qualcosa accede e il protagonista si ritrova di nuovo in un incubo costretto ad affrontare una genia di mostri mentre cerca di riavere la figlia rapita. Comincia così, fin da subito, una galleria degli orrori nella quale però Ethan non se la cava affatto male, dopo aver ceduto a qualche segno di stupore e aver perso due dita a causa di un morso.

L’ambientazione, un paesino perso nelle valli della Transilvania che tanto deve alle varie rappresentazioni cinematografiche dell’immaginario gotico di Bram Stoker, è un micro universo nel quale si fugge, si combatte, si risolvono enigmi, si commercia, si caccia, soprattutto si uccide e si assiste alla morte degli abitanti inermi per mano di una setta demoniaca che ad ondate esce dal castello gugliato che domina la valle. Il filone è quello di Resident Evil 4, forse uno dei capitoli migliori di questa epopea firmata dalla Capcom che negli anni ha venduto oltre 100 milioni di copie in circa 27 differenti episodi. Era il 2005 e in quel gioco gli zombie vennero sostituiti da una setta di invasati in un’area remota della Spagna. Shinji Mikami, autore anche e soprattutto del primo Resident Evil, riuscì così a dare un volto nuovo alla serie.

A sedici anni di distanza quel volto di nuovo ormai ha ben poco. Ethan, ennesimo “eroe dai mille volti” per citare il saggista e storico delle religioni Joseph Campbell, attraversa l’inferno trovando sulla sua strada personaggi malvagi e grotteschi, capibanda di diverse razze di mutanti che però rispondono agli ordini di una sola entità, e creature curiose come la vecchia sciamana che ogni tanto arriva fra una mattanza e l’altra a dare qualche indicazione sulla natura e sulla logica che regna nel villaggio.

Morimasa Sato, il “regista” di Resident Evil Village, pare si sia ispirato anche alla Famiglia Adams e alla Grande Depressione. Il risultato è un videogame di genere, con una grafica discreta, dal ritmo sostenuto e meccaniche non sempre impeccabili. Non c’è nulla di davvero nuovo, ma scorre e intrattiene. Così cupo e sanguinario fin dall’inizio da trasformarsi in una sorta di galleria dell’orrore da luna park in versione contemporanea per console. Non è necessariamente un difetto, dipende dal palato di chi gioca.

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