Quei 19 italiani alla Woodstock del world wide web

Quei 19 italiani alla Woodstock del world wide web

Il 25 maggio del 1994 al Cern di Ginevra si è aperta la prima conferenza mondiale del world wide web. Oltre trecento scienziati da tutto il mondo si ritrovarono al CERN per parlare per tre giorni di questa strana cosa che stava per cambiare Internet, per farlo diventare quello che è oggi. Nel piccolo ambiente degli appassionati la cosa ebbe un tale clamore da essere ribattezzata la “Woodstock del www”. Eppure di quell’evento non c’è una foto. Cosa accadde? Qualche giorno prima il Guardian aveva pubblicato un articolo in cui definiva il web “la strada per la conoscenza”. Eppure ai tempi, diceva sempre il Guardian, gli utenti della rete nel mondo erano 35 milioni ma crescevano del 20 per cento ogni mese, e di quel passo sarebbero stati 200 milioni alla fine del 1995.

Qualcosa era successo, e quel qualcosa era la nascita del world wide web, ovvero di quel sistema di protocolli che hanno consentito alla rete di popolarsi. Dietro c’erano due ricercatori del CERN: Tim Berners Lee, inglese, ormai famosissimo, che ha il merito principale dell’intuizione; e Robert Caillau, un informatico belga. All’evento del 1994 il padrone di casa era proprio Caillau. Lo sappiamo perché la pagina web dei ringraziamenti porta la sua firma. Il programma prevedeva tre giorni di discussioni mandate in streaming su una piattaforma che usava una tecnologia evidentemente rudimentale (MBONE), ma la pagina web con gli speaker è andata perduta. E poi una premiazione, i “www Awards”, assegnati a quelli che avevano contribuito alla diffusione del web. Perduti anche quei nomi.

Ma invece resta la pagina con i partecipanti, oltre trecento come ho detto, diversi italiani. Riporto i loro nomi perché magari qualcuno di loro si fa avanti e ci racconta cosa accadde davvero in quei tre giorni a Ginevra per definirli la Woodstock del web. Eccoli: Andrea Balestra (Osservatorio astronomico Trieste); Andrea Baruffolo (Osservatorio astronomico Padova); Leopoldo Benacchio (Osservatorio astronomico Padova); Edoardo Bovio (Centro ricerche sottomarine Saclant); Alessio Bragadini (università Pisa); Barbara Busca (organizzazione mondiale meteorologia); Stefano Cerreti (CNR Firenze); Andrea Dell’Amico (università Pisa); Luca Fini (Osservatorio astrofisico Arcetri); Gioacchino La Vecchia (università Pisa); Stefano Lariccia (università Roma); Giampiero Marcenaro (università Genova); Roberto Mazzoni (computer center Zurigo, registrato come svizzero); Roberta Morelli (Caspur); Francesco Navarria (INFN Bologna); Pier Giovanni Pelfer (università di Firenze); Alberto Pozzoli (Crossover); Francesco Saguato (Istituto ricerca sul cancro); Francesco Spina (Centro ricerche sottomarine Saclant). 

Sono diciannove: diciannove scienziati italiani che hanno visto l’alba del web. Com’era? E perché noi poi ci abbiamo messo così tanto a capire che stava per cambiare tutto? 

Stiamo costruendo un almanacco dell’innovazione italiana: se hai una data importante da condividere, scrivimi a dir@italian.tech

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