Quanto spendono i partiti in pubblicità su Facebook

Quanto spendono i partiti in pubblicità su Facebook

Con il rientro dalle vacanze degli italiani e solo pochi giorni al voto, la campagna elettorale è decisamente entrata nel vivo. Secondo un sondaggio, condotto da Swg tra fine agosto e l’inizio di settembre, in queste ultime settimane quasi un quinto (17%) degli elettori avrebbe cambiato idea rispetto alle proprie intenzioni di voto. Cinque punti percentuali in più rispetto alla medesima indagine condotta dall’istituto di ricerca prima delle politiche del 2018.

Del resto l’elettorato, contrariamente a quanto avveniva in passato, appare sempre più volatile, fluttuante, come dimostra la salita e la discesa della Lega, senza che questa ne abbia raccolto i frutti peraltro.

Ecco che allora divengono fondamentali le strategie di ciascun partito per cercare di far cambiare idea a proprio vantaggio, o convincere in proprio favore la grande massa di indecisi, anche attraverso la comunicazione, la cosiddetta propaganda come veniva chiamata una volta.

In tutto questo i social, come abbiamo documentato a partire dalla fine di agosto con le nostre analisi, sono sempre più centrali nel repertorio della comunicazione di ciascun partito. Per questo DataMediaHub, in esclusiva per ItalianTech, ha raccolto e analizzato i dati disponibili sugli investimenti pubblicitari su Facebook e Instagram da parte di ciascun partito. Nell’analisi sono stati presi in considerazione esclusivamente gli investimenti allocati da ciascun partito e/o dal proprio leader. Non sono invece stati presi in considerazione gli investimenti che alcuni singoli candidati effettuano. Investimenti che in alcuni casi, come ad esempio per il leghista Severino Nappi, possono essere anche significativi, ma che avrebbero reso non omogeneo il confronto, e dunque metodologicamente scorretta l’analisi.

Tutto ciò premesso, dei principali partiti/leader politici c’è solamente uno che, fino ad adesso, non ha spesso nulla in advertising sulle piattaforme social di Meta: Il Movimento 5 Stelle.

Considerando gli investimenti pubblicitari negli ultimi novanta giorni (dati dal 04/06 al 01/09/2022) il maggior spender in pubblicità sono la Lega e il suo leader che sino ad oggi hanno allocato poco meno di 88mila euro. Ovvero circa mille euro al giorno di media. E in questo momento ha attive quattro campagne, quattro soggetti pubblicitari diversi, ma negli ultimi 90 giorni ha attivato ben 76 campagne diverse. Una modalità che tecnicamente viene definita micro-targeting attraverso la quale, in sintesi, si creano messaggi personalizzati per ciascuna (micro) porzione di pubblico alla quale ci si rivolge.

E infatti, se si accede alla sezione “Pubblico” della “libreria” delle inserzioni della Lega si può constatare come questo venga effettuato. La personalizzazione basata sui dati sta emergendo come una forza centrale nella comunicazione politica. Il micro-targeting politico ha il potenziale per migliorare l’impegno politico e rendere più facile ed efficace per i partiti e i movimenti politici la comunicazione con potenziali elettori e sostenitori. Tuttavia, la raccolta e l’uso di informazioni personali sugli elettori incide anche sui loro diritti alla privacy e può interferire con l’autonomia personale essenziale per la democrazia.

Se invece si prendono in considerazione i dati dell’ultima settimana (26/08 -01/09/2022) chi spende più di tutti è Fratelli d’Italia e/o la Meloni con poco meno di 35mila euro investiti negli ultimi sette giorni rispetto a un totale di poco più di 59mila euro investiti negli ultimi tre mesi. Insomma, l’alleata, ma anche rivale, di Salvini spinge decisamente sull’acceleratore. E anche se la sua segmentazione appare meno raffinata di quella leghista, suddividendo il pubblico a cui si rivolge in categorie più ampie in base ad interessi e/o stili di vita, quali ad esempio impiegato statale piuttosto che titolari di piccole imprese, la pressione effettuata cresce di giorno in giorno. E, fatto cento gli investimenti pubblicitari su Meta dei diversi partiti, nell’ultima settimana FdI/Meloni hanno una “share of voice”, una quota molto superiore alla metà (57.5%).

Rallenta invece il Partito Democratico, terzo per livello di investimenti su Facebook e Instagram, che passa da una share of voice del 21% negli ultimi 90 giorni ad una quota del 9.5% nell’ultima settimana. Questo nonostante un sondaggio riservato pubblicato da Repubblica indichi chiaramente la necessità per il partito di Letta di recuperare almeno quattro punti percentuali rispetto a quanto dicono oggi i sondaggi.

Tra i principali partiti/leader politici che investono in advertising, chi spende meno di tutti è Forza Italia/Berlusconi, anche se pare crescere con l’approssimarsi della data delle elezioni, come mostra l’infografica con il dettaglio dei dati della nostra analisi.

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