Primarie online, Pd spaccato: cosa è e come funziona il voto elettronico

Primarie online, Pd spaccato: cosa è e come funziona il voto elettronico

Un eterno terreno di scontro. Ideologico prima che tecnico e politico. Da almeno una decina di anni si parla di voto online. E da almeno una decina di anni ogni volta che se ne parla ci si divide in favorevoli e contrari. Con ragionamenti autorevoli a volte. Altre usando rischi e opportunità del voto online come argomento per difendere le proprie posizioni.

La direzione del Pd non riesce per ora a trovare una posizione comune per le proprie consultazioni in vista dell’elezione del nuovo segretario. E le idee dividono due dei più importanti candidati alla segreteria del partito: Elly Schlein, che vorrebbe usare una piattaforma di voto online per le primarie da un lato, puntando all’elettorato più giovane; Stefano Bonaccini, che al momento non ne vuole sentire parlare, forse per evitare che la tattica della sua avversaria vada a buon fine. Idee opposte. Ancora in fase di confronto. Ma sul voto online il confronto è ancora aperto. I temi oggetto di discussione sono tantissimi.

Differenza tra voto online e voto elettronico

Per comprenderli va fatta una prima distinzione. Una cosa è il voto online. Un’altra è il voto elettronico. Con il primo si intende l’uso di una piattaforma online. Dalla quale, per intendersi, ci si accede dal proprio computer di casa, o dal proprio smartphone. Per voto elettronico invece si intende l’uso tecnologie per votare tramite dispositivi elettronici, da usare al posto della scheda elettorale. Un tablet nella sezione di appartenenza, o un personal computer. Sono due cose diverse.

Il voto elettronico è già usato (e con discreto successo) da anni negli Stati Uniti, in Brasile, in Messico, ma anche in Australia e in Corea del Sud. È una realtà. Il voto online è diverso. Necessita di standard di sicurezza più alti, perché la votazione viene fatta da remoto. Tecnicamente, da qualunque punto l’elettore si trova, e con un dispositivo di sua proprietà. Il vantaggio è subito chiaro: se fosse possibile un voto online certo, sicuro e riconosciuto da tutti, a beneficiarne sarebbero i numeri dell’affluenza al voto. E più in generale la democrazia.

Questo scenario però al momento non sembra prossimo a realizzarsi. Se sul voto elettronico ci sono stati scontri, a volte polemiche (come il caso 24mila tablet comprati dalla Lombardia per le elezioni regionali del 2017), ma si può dire che funziona già, sul voto online tutto si complica. E aziende, istituzioni, esperti di dati e privacy, ora anche i partiti tornano a dividersi.

Le ragioni di chi è a favore del voto online

Ci sono i favorevoli e i contrari. Partiamo dai primi. “Le tecnologie in grado di rendere il voto certo e non modificabile online ci sono. Sono mature. E funzionano”. Giovanni Di Sotto è fondatore e amministratore delegato di Multicast, società proprietaria di SkyVote, la piattaforma di voto online sulla quale si è deciso il candidato del centrosinistra siciliano per la corsa a Palazzo d’Orleans.

“Certo il voto online non risolve tutti i problemi, perché a nulla c’è una soluzione perfetta e definitiva. Ma ad oggi non c’è motivo per cui non fidarsi di un sistema di voto su piattaforma online”, aggiunge l’imprenditore. “In Sicilia abbiamo fatto votare 47 mila persone, con carta di identità. Oggi ci si può autenticare in qualunque modo il gestore del voto decida: con Spid, con la carta di identità elettronica, o con un semplice login”. SkyVote, così come le altre società che lavorano in questo settore, crea tecnologie in grado di consentire l’identificazione di chi vota; fornirgli una scheda elettorale digitale per inserire il proprio voto; gestire la sicurezza del voto separando l’identità del votante dal voto stesso.

“Il seggio digitale è simile a quello fisico. Le fasi di riconoscimento del votante e il voto in sé sono separate. L’anonimato del voto? No, non è possibile che possa essere messo in discussione”, aggiunge Di Sotto. Per il quale non c’è motivo di diffidare dal voto online: “Attualmente gestiamo il voto online di società, sgr, istituzioni che insieme fanno tra giro d’affari e masse gestite circa 100 miliardi di euro l’anno. Le persone quotidianamente fanno accesso online con sistemi di sicurezza elevatissimi al proprio conto in banca. Gestiscono la cosa più preziosa per loro: i loro soldi. Date queste premesse, davvero non capisco perché allo stato attuale il voto online sia ancora messo in discussione. Oggi gli standard di sicurezza sono elevatissimi”, conclude.

Favorevole alle consultazioni online, ma in modo diverso, Francesca Bria, presidente del Fondo nazionale per l’innovazione di Cdp Venture Capital: “Contrapporre la partecipazione fisica a quella digitale nel 2023 è un errore politico. Questi strumenti, se ben governati, allargano la partecipazione democratica e rinvigoriscono la politica. Il resto sono solo pretesti, non all’altezza di un partito moderno e popolare”, ha scritto su Twitter. Bria, che fondatrice della piattaforma Decidim.org, piattaforma di partecipazione digitale tra le più usate in Europa, però distingue: “votare online per esprimere una preferenza per consultazioni del partito va bene”; votare online, magari anche alle politiche, “no, è sconsigliabile perché data l’alta complessità le superfici e le possibilità di attacco sono molto alte: il voto sarebbe opaco agli operatori, quindi non verificabile e non affidabile come lo è il processo fisico già rodato oggi”. 
 

Le ragioni degli scettici del voto online

Ci sono esempi virtuosi. Come l’Estonia, dove si vota online dal 2007. Ma in Estonia vivono 1,3 milioni di persone. Meno della metà della popolazione di Roma. “Chiariamo subito: votare online è una pessima idea. Lo è per il Pd. Lo è in generale”. Stefano Zanero è professore ordinario di Cybersecurity al Politecnico di Milano. “Lo è per il Pd perché non c’è molto tempo per fare una piattaforma interna funzionante. Lo è in generale perché se il voto del Pd, per quanto importante, non ha impatti enormi sulla vita nazionale del paese, un’elezione politica quell’effetto ce l’ha”.

I dubbi di Zanero riguardano soprattutto la gestione delle fasi del voto. “Va garantito il riconoscimento delle persone; va garantito il fatto che una persona non voti due volte; va garantito l’anonimato del voto. E tutto questo senza parlare di possibili attacchi informatici. Servono garanzie e strutture tali che in questo momento il Pd non sembra poter dare”. Inoltre, sottolinea ancora il docente, “cosa succederà quando si tornerà a parlare di voto online per le politiche? Se il Pd decide di far votare online, difficilmente si potrà tirare indietro quando se ne discuterà per altri contesti”.

“Al momento la sicurezza totale per il voto online semplicemente non c’è”. Luigi Gubello è un informatico. Nel 2017 fu l’hacker etico che scoprì i gravi problemi di sicurezza alla piattaforma Rousseau. Riuscì a trovare una porta per violare i server della Casaleggio. E, in potenza, violarne le operazioni di voto. “Garantire tutti gli standard è impossibile. Ci sono piattaforme che garantiscono l’anonimato del voto, come quelle open source del Partito Pirata. Ecco, per un partito è ancora qualcosa di fattibile. Per le elezioni politiche ci sono troppe incognite”, ragiona Gubello.

“Un voto online è qualcosa di complicato. Ma non è soltanto una questione tecnica. Gli ingegneri possono sistemare col tempo la parte tecnica. Rendere il voto ineccepibile, in teoria. Ma oggi il voto online diventa facile terreno di scontro”. Uno scontro ideologico? “Soprattutto ideologico. Come un po’ tutto”, conclude.

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