Perché Musk si ferma (per ora) su Twitter

Perché Musk si ferma (per ora) su Twitter

La notizia del giorno è che Elon Musk si ferma per Twitter. L’affare da 44 miliardi di dollari non è ancora saltato, ma prima di pagare il dovuto Musk vuole capire se davvero i profili fasulli rappresentano meno del 5 per cento del totale dei quasi 400 milioni di utenti, come si sostiene nei documenti ufficiali. E se fossero il 6 o il 7 per cento? Di cosa stiamo parlando esattamente? La grande operazione per ristabilire le libertà di espressione e salvare le democrazie, così l’ha presentata Musk, può saltare per un milione di profili fasulli in più?

No, ma il prezzo può cambiare di molto. Del resto il valore di Twitter, da quando Musk ha presentato la prima offerta, un mese fa, è cambiato molto. Seguendo quello che sta capitando in borsa ad altri titoli tecnologici anche il titolo di Twitter è in discesa e le previsioni per i mercati non sono buone. Musk insomma, quando l’affare sarà concluso, fra circa sei mesi, rischia alla fine di pagare Twitter molto di più del suo valore. Al tempo stesso anche il titolo di Tesla è in discesa da un mese, anzi, in discesa libera.

Cosa c’entra? C’entra: una parte consistente del patrimonio di Musk è fatto di azioni Tesla che quindi valgono meno. Tradotto: rispetto ad un mese fa quando l’affare sembrava fatto, Musk ha meno soldi e Twitter vale di meno. E’ quindi lui prova a trattare sul prezzo. Fa come farebbe qualcuno che ha proposto di comprare una casa tre mesi fa, prima della guerra, con i tassi bassissimi, e adesso si ritrova con un mutuo molto più alto: cerca ogni appiglio per rinegoziare. Può saltare tutto? Può saltare, pagando un miliardo di dollari di penale, le due parti possono tornare indietro; ma in quel caso chi rischia di saltare è proprio Twitter. Una azienda terremotata, sedotta e abbandonata, in un mercato che cala farebbe davvero fatica ad andare avanti. Per questo un accordo con un prezzo diverso è possibile. La saga continua. 

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