Non possiamo più fare a meno delle emoji, e c’è una ragione

Non possiamo più fare a meno delle emoji, e c’è una ragione

Siete tra quelli che ancora si ostinano a non utilizzare le emoji? Brutte notizie: ci sono ottime probabilità che le persone con cui comunicate vi considerino noiose o troppo serie.

C’è di peggio: nel caso in cui siate single, sappiate che le persone che non usano le emoji hanno meno possibilità di fare conquiste galanti. Dati che raccontano quanto questi strumenti comunicativi, nati in Giappone sul finire degli anni ’90, siano diventati parte integrante del nostro linguaggio quotidiano.

Le emoji sono molto più di un semplice giochino infantile e hanno ormai assunto un ruolo cruciale: colmare la distanza che si può creare quando comunichiamo tramite brevi messaggi di testo, aiutandoci a veicolare ogni sfumatura e limitando il più possibile i fraintendimenti. Esempio: c’è differenza tra rispondere a un messaggio di scuse scrivendo “non fa niente.” oppure “non fa niente” con una faccetta sorridente).

Questi elementi sono stati messi in luce anche dalla ricerca Global Emoji Trend Report 2021 di Adobe, condotta tra 9mila persone provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Giappone, Australia e Corea del Sud. L’89% degli intervistati ha confermato di utilizzare le emoji per “comunicare superando le barriere linguistiche”, il 91% afferma di utilizzarle per “alleggerire l’atmosfera” e il 67% considera le persone che ne fanno uso “più amichevoli e divertenti”.

Non stupisce che le emoji di maggior successo siano tutte di conferma, di affetto o di empatia. Tra le prime 5 più utilizzate a livello globale troviamo:

  1. La faccina che ride

  2. Il pollice alzato di conferma

  3. Il cuore

  4. Il bacio

  5. La lacrima di tristezza

Che fine ha fatto il sorriso?
Ci sono due elementi di questa classifica che potrebbero sorprendere: il primo è l’assenza della classica faccina sorridente, forse considerata antiquata; il secondo è che al primo posto si trova ancora un’emoji che negli ultimi anni è stata spesso considerata antiquata (“da boomer”, come si dice). E invece non solo la faccina che ride è stabilmente la più usata, ma lo è, sempre secondo il report di Adobe, anche tra gli esponenti della Generazione Z. Evidentemente, confermare agli amici che la loro battuta (o gif o meme) ci ha fatto ridere rimane una priorità.

Tutte le emoji più diffuse, quindi, hanno lo scopo di comunicare sentimenti fondamentali e basilari. Per la precisione, quelli più frequentemente veicolati tramite le faccine sono amore, felicità, tristezza, rabbia e sorpresa. Le cose si complicano quando decidiamo di sperimentare e di utilizzare emoji dal significato meno lampante, usandole magari in contesti poco chiari. Non sorprenderà scoprire che le emoji più fraintese sono quelle che si prestano ad ambiguità, come melanzana, pesca e clown. Le prime due perché, come noto, portano con esse doppi sensi di carattere sessuale; la terza probabilmente perché i clown sono fra le figure più ambivalenti della nostra società.

È sicuramente anche a causa di queste emoji che il 76% degli intervistati afferma che “si dovrebbero usare solo emoji di cui si comprende appieno il significato”. Non solo: il 52% pensa di avere “ricevuto l’emoji sbagliata da qualcuno” e il 33% ammette di essersi pentito dell’emoji inviata.

Da usare con cautela
Insomma, meglio fare attenzione quando si utilizzano le faccine, soprattutto visto che sono sempre più diffuse anche sul luogo di lavoro, dove i fraintendimenti possono avere serie conseguenze. Il 69% del campione afferma di impiegarle anche a scopo professionale e il 71% ritiene che possano avere un impatto positivo sui colleghi. In ufficio, però, troveremo pochi cuori e ancor meno clown. Le 3 più usate sono tutte motivanti o di conferma, come pollice su e ok.

Ci sono altre differenze nell’uso delle emoji, a seconda soprattutto delle generazioni e dei generi, ma c’è un aspetto su cui concorda il 67% del campione: nelle conversazioni: l’uso eccessivo è fastidioso. D’altra parte, perché usare 8 faccine che ridono quando una o due sono perfettamente in grado di svolgere dare il medesimo messaggio? La regola d’oro è la stessa dei punti esclamativi: meglio non abusarne. Soprattutto se vogliamo evitare che il nostro interlocutore ci tratti con sufficienza. E ci risponda con una faccetta di disapprovazione.

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