Nell’archivio di YouTube si conserva il film collettivo di cosa siamo

Nell’archivio di YouTube si conserva il film collettivo di cosa siamo

Possiamo discutere della possibile fine di Twitter se Elon Musk non troverà in fretta la quadra. Possiamo contare gli anni (non i mesi) per la fine di Facebook il cui declino appare inarrestabile da un pezzo. Possiamo persino immaginare un mondo senza Google e forse anche senza Wikipedia se la formidabile intelligenza artificiale “chatGPT” diventerà davvero il nuovo oracolo digitale a cui fare domande sul web. Possiamo fantasticare questo e altro ma probabilmente non “un mondo senza YouTube”.

Non che non si vedano le rughe, dopo diciotto anni di onoratissimo servizio per due miliardi di utenti. Non che la concorrenza di TikTok non si faccia sentire, in termini di tempo speso sulle rispettive piattaforme e quindi di ricavi. Eppure YouTube sembra avere una solidità intrinseca che altre grandi aziende della Silicon Valley non hanno e che gli ha consentito fin qui di attraversare i nostri innamoramenti per Whatsapp o Instagram e persino LinkedIn, restando centrale. Un sito dove si capita quasi ogni giorno. Qualcuno ha ipotizzato che dietro questa “resilienza digitale” ci sia soprattutto la capacità di adattarsi, di evolvere e quando necessario di tornare indietro e ripartire.

Lo dimostra il fatto che l’elenco delle funzionalità rimosse è molto più lungo di quelle introdotte ma questo è il risultato di una precisa strategia per stare al passo con i tempi: si ipotizza una nuova funzione, si mette online, si misurano i risultati nel comportamento degli utenti e se per qualche ragione non va si elimina. Esempi? Moltissimi: il giudizio con le stelle, il conto pubblico dei non mi piace e la possibilità di giocare a Snake mentre il video si caricava quando non c’era la banda ultralarga.

Sui forum di Reddit dominano due domande che in fondo raccontano lo stesso modo di agire: perché YouTube continua a cambiare? Perché continua a rimuovere le cose che introduce? Ma se YouTube “is here to stay”, se probabilmente rimarrà con noi a lungo non è per questo aggiornamento continuo e nemmeno perché il video ha vinto sulle altre forme di comunicazione sul web. Infatti l’algoritmo di TikTok sta facendo vincere alla app cinese la battaglia per il nostro tempo libero (da questo punto di vista la risposta di YouTube ai video corti e virali è stata tardiva e non così efficace). E anche la concorrenza di Twitch per le dirette si fa sentire. Ma la partita non è finita. E in ogni caso dentro YouTube c’è tesoro che nessun altro ha: gli ottocento milioni di video sulla piattaforma formano un film collettivo che ci riguarda tutti e del quale siamo tutti protagonisti. Il racconto di come eravamo e di cosa siamo. L’archivio in formato video del mondo.

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