L’intelligenza artificiale che prevede dove verrà calciato un rigore

L’intelligenza artificiale che prevede dove verrà calciato un rigore

Chi pensa che lo sport professionistico sia completamente analogico si sbaglia di grosso.

Da molto tempo infatti i giocatori in campo, in qualunque sport, producono un’enorme quantità di dati, talvolta rilevati da sensori indossati dagli stessi atleti, talvolta rilevati direttamente dall’esterno grazie all’utilizzo di sensori esterni e telecamere.

Questi dati sono utilissimi non soltanto per generare statistiche, ma soprattutto per massimizzare le prestazioni del singolo atleta e dell’intera squadra e naturalmente i risultati migliori si ottengono quando i dati vengono gestiti da algoritmi di intelligenza artificiale, in grado di arrivare a risultati enormemente superiori rispetto a quanto è possibile realizzare con algoritmi tradizionali.

L’analisi delle prestazioni dei singoli giocatori

Il primo utilizzo dell’intelligenza artificiale è proprio legato all’analisi delle prestazioni dei singoli giocatori durante le partite e gli allenamenti. È possibile analizzare comportamenti diversi del singolo giocatore in base alla squadra avversaria che affronta, all’avversario diretto che ha in campo, alle sue reali condizioni di salute.

In questo modo è possibile aiutare gli allenatori a identificare gli aspetti del gioco sui cui il singolo giocatore deve lavorare per migliorare la sua prestazione ed è possibile anticipare situazioni critiche e migliorare la prevenzione degli infortuni.

Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante, innanzitutto per garantire la salute dell’atleta, ma anche per impedire che condizioni fisiche potenzialmente critiche possano non venire alla luce in tempo, aggravarsi progressivamente ed essere scoperte solo quando ormai sono gravi e necessitano di stop prolungati dai campi da gioco.

Gli allenamenti migliori, la formazione migliore

Mettendo insieme le condizioni di salute di tutti i giocatori e le prestazioni in diversi contesti, è possibile non soltanto mettere in campo la migliore squadra possibile, ma anche creare programmi di allenamento migliori e personalizzati per ogni atleta, in modo da massimizzare le prestazioni individuali e quelle dell’intera squadra.

L’intelligenza artificiale può essere usata anche per individuare la formazione migliore sulla base del contesto, della squadra avversaria, delle sua prestazioni recenti, delle eventuali assenze di giocatori rilevanti e, durante il match, gli stessi algoritmi possono essere in grado di migliorare il lavoro dell’allenatore identificando la migliore tattica sulla base di quello che sta accadendo in campo,  tutto questo grazie alla raccolta dei dati e alla loro elaborazione in tempo reale.
 

Anche alcune situazioni particolari di gioco, in teoria, potrebbero essere gestite direttamente dagli algoritmi.

Si pensi, per esempio, al momento in cui viene battuto un calcio di rigore: capire dove verrà calciato un rigore è una capacità propria del portiere, una questione di sensazioni, di feeling, di sguardi incrociati con il giocatore incaricato di tirare, di comprensione dei movimenti, del passo, della rincorsa, del modo di muovere le braccia.

Persino del movimento con cui il pallone viene posizionato sul dischetto.

Eppure esistono algoritmi in grado di prevedere con una certa accuratezza dove verrà calciato il rigore, semplicemente analizzando in tempo reale i movimenti del tiratore, la preparazione, la rincorsa, il passo.

Probabilmente la squadra in difesa sarebbe ben felice di poter utilizzare queste tecnologie per segnalare in qualche modo la direzione al portiere con qualche centesimo di secondo di anticipo.

L’utilizzo in campo di questi strumenti potrebbe fare la differenza tra un goal subìto e un calcio di rigore parato, tra una vittoria e una sconfitta e, in generale, tra un titolo conquistato e uno rimasto soltanto un sogno infranto e un obiettivo non raggiunto.

Resta da capire fin dove sarà consentito spingersi nell’utilizzo di queste tecnologie perché, anche se alcuni le considerano una normale applicazione di tecnologie avanzate allo sport, un po’ come avviene in Formula 1, altri al contrario pensano che in questo modo il gioco stesso possa venire snaturato, il ruolo degli allenatori pesantemente ridimensionato e il ruolo dei giocatori sia ridotto a quello di semplici macchine imperfette da gestire al meglio fino a quando potranno essere direttamente sostituite da robot veri e propri.

Quello che è certo è che, anche in questo campo, siamo solo all’inizio.

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