La sperimentazione driverless in Italia e il decreto Smart Road

La sperimentazione driverless in Italia e il decreto Smart Road

Sta per compiere cinque anni il decreto Smart road, firmato nel 2018 dall’allora ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio. Si tratta di un tempo sufficiente per valutare l’avanzamento dei lavori ma anche la filosofia di fondo e del cambiamento culturale necessari a costruire una rete viaria intelligente, corredata di sensori e capace di raccogliere dati da convertire in servizi per chi guida, per la Pa ma anche a vantaggio della manutenzione delle strade stesse e della collettività.

Per capire a fondo quali test sono già stati svolti e quali sono previsti nel prossimo futuro, ci siamo avvalsi di Mauro Giancaspro, Director of Technology, Innovation & Digital spoke di Anas S.p.A., società deputata alle infrastrutture stradali e autostradali di proprietà di Ferrovie dello Stato italiane. Prima è però opportuno ripercorrere cosa dice il decreto Smart Road.

Il decreto Smart road

Si articola in due ambienti separati, da una parte la realizzazione di strade connesse e dall’altra la sperimentazione delle auto a guida autonoma. L’articolo 2 del decreto definisce le Smart road come “infrastrutture stradali per le quali è compiuto un processo di trasformazione digitale orientato a introdurre piattaforme di osservazione e monitoraggio del traffico, modelli di elaborazione dei dati e delle informazioni, servizi avanzati ai gestori delle infrastrutture, alla pubblica amministrazione e agli utenti della strada”.

Un processo di trasformazione digitale che inizia con le infrastrutture Ten-T (Trans-European network Transport) e che si evolve in seguito alle infrastrutture al Sistema nazionale integrato dei trasporti.

Le Smart road in Italia

Oggi è in corso una sperimentazione sulla strada statale 51 di Alemagna che unisce San Vendemiano (Treviso) a Dobbiaco (Bolzano), laddove sono stati predisposti 80 chilometri di strada intelligente sui 134 chilometri di lunghezza del tratto viario. Parallelamente un’altra sperimentazione coinvolge la A90 (il Grande raccordo anulare) per 16 chilometri tra Roma e Fiumicino.

Un allestimento che rientra, spiega Mauro Giancaspro, in un piano che si sviluppa secondo due direttrici: “Una prima fase prevede l’installazione su 700 chilometri di strade e una seconda fase con altri 2.300 chilometri, un intervento da 3.000 chilometri di rete autostradale e stradale”. Il completamento della prima fase è previsto per il 2024, mentre il termine della seconda è atteso per il 2026.

I lavori non sono fermi, l’infrastruttura necessaria è in corso di installazione sulla A2 per circa 330 chilometri e, spiega Giancaspro: “Questa sperimentazione continuerà fino alla verifica di tutti i servizi disponibili e successivamente verrà arricchita l’esperienza dell’utente con una Anas smart app”, evoluzione di quella già prelevabile per dispositivi mobili. “Verrà poi coperto tutto il Grande raccordo anulare, la A19 tra Palermo e Catania e la E45-E55 Orte (Viterbo) – Mestre (Venezia).

Gli esiti dei test

I risultati ottenuti sono tema di scambio e discussione tra Anas e il legislatore, coinvolgendo anche i produttori di autoveicoli. I test hanno dato esiti positivi tant’è che, spiega Giancaspro: “Abbiamo avuto modo di affinare l’architettura in campo e di identificare un piano di rilascio in produzione affinché i cittadini possano usare i servizi”.

Se il percorso tecnico-tecnologico è maturo, altrettanto non si può dire degli aspetti normativi: “In questo momento la fase che stiamo affrontando è condivisa con il governo, con i policy maker e con i car maker per capire come estendere e certificare i servizi. Gli elementi che caratterizzano le certificazioni sono la qualità e la tempestività dei dati così come la loro affidabilità. A questo si affianca la responsabilità civile e penale in caso di incidenti verso terzi. Va disciplinato tutto il framework normativo e tecnologico. Se, dal punto di vista tecnologico, i test ci dicono che la soluzione è consistente e rispetta gli standard Ue e quelli nazionali, dobbiamo trovare il modo di creare servizi commerciali e industriali per tutelare tutti gli utenti. Dal punto di vista tecnico e operativo siamo in linea coi tempi previsti, c’è da verificare la certificazione del servizio”.

L’infrastruttura e i dati

Quali le tecnologie dispiegate per rendere le strade smart? “L’infrastruttura è complessa e fatta da diverse tecnologie. C’è un’infrastruttura da campo, composta di pali tecnologici con installati sensori che, in tempo reale, rilevano informazioni e dati atmosferici, di condizione della strada ed eventuali ostacoli (rilevati attraverso smart camera). Poi, con l’utilizzo di algoritmi IA e di piattaforme Big data, le informazioni vengono lette e comunicate in tempo reale agli utenti della strada. I pali tecnologici sono connessi tra di loro da fibra ottica ad altissima velocità e a bassissima latenza per rendere possibile la rilevazione dei dati e la trasmissione sia agli utenti sia ai sistemi centrali” continua Giancaspro. 

Gli aspetti normativi devono includere anche i dati: va da sé che quelli raccolti da Anas S.p.A. sono di proprietà di quest’ultima ma non è impensabile che altre entità, negli anni a venire, generino e raccolgano dati per offrire servizi supplementari ai viaggiatori, agli enti preposti al monitoraggio delle condizioni ambientali o ad appaltatori di servizi di assistenza stradale. “I dati verranno utilizzati in accordo con il quadro normativo, chi genera il dato ne è il proprietario, chi lo utilizza e lo consuma troverà modalità commerciali proprie, il punto è però sempre in termine di policy e va chiarito ancora bene” precisa Giancaspro.

I servizi per gli utenti

Le Smart road abilitano la guida connessa e poi la guida autonoma, ci sono una serie di informazioni già disponibili sulle tratte in sperimentazione che sono, per esempio, la segnalazione di presenza di cantieri fissi, la segnalazione di presenza di veicoli lenti, fermi o in emergenza. Allo stesso modo viene segnalata una condizione anomala del manto stradale, condizioni di traffico o meteorologiche avverse, incluse le situazioni di estremo pericolo come eventuali veicoli contromano. Le app che verranno sviluppate, inclusa quella di Anas S.p.A., potrebbero diventare “co-piloti”; i droni sentinelle sia delle strade sia di eventuali operazioni di salvataggio, a fronte di incidenti stradali. Un dispiego di tecnologie che, però, non sono funzionali soltanto alla sicurezza dei viaggiatori.

La strada digitale

Si va verso una mobilità completamente rivista nelle sue dinamiche essenziali. La Smart road non è soltanto garanzia di maggiore sicurezza ma anche riduzione dei tempi medi di percorrenza, con ricadute positive sull’ambiente. La Mobility as a Service crea nuovi modelli di business e abilita servizi in favore di tutta la comunità, anche in virtù del fatto che le infrastrutture verranno alimentate da energie rinnovabili.

Nel piano industriale del gruppo Anas c’è l’intenzione, entro il 2030, di dimezzare il numero di incidenti mortali e le emissioni di CO2, insieme all’intento dichiarato di ridurre del 25% i tempi di percorrenza. Obiettivi immaginabili grazie alle Smart road che non sono più soltanto strade.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *