In Italia la musica cambia: arriva il compact disc

In Italia la musica cambia: arriva il compact disc

La musica non è diventata digitale con lo streaming. La musica è diventata digitale quando è arrivato un supporto che ha soppiantato i dischi in vinili e le cassette: il compact disc. In Italia l’inizio di quella che fu a tutti gli effetti una rivoluzione (mica per niente le nostre case, se avete più di 40 anni, sono “infestate” di cd che ormai raramente ascoltiamo); quell’inizio ha una data precisa. Il 2 maggio 1983. La data l’ho rintracciata in un dettagliatissimo articolo per la Stampa di uno dei grandi esperti della storia musicale nostrana, Piero Negri. “Il Big Bang commerciale del nuovo formato”, scrive Negri, “in Italia avvenne il 2 maggio 1983, quando vennero immessi sul mercato 180 titoli, in gran parte di musica classica e in gran parte tratti dal catalogo PolyGram, sussidiaria musicale della Philips”. 

Nel corso di quell’anno se ne vendettero 400 mila pezzi; nel 1990 il sorpasso sul vinile, 15,8 milioni contro 14,6 milioni. La svolta del compact disc veniva da lontano: era dagli anni ‘70 che si lavorava ad un disco a lettura ottica per riprodurre la musica; ci fu ovviamente una guerra commerciale fra Philips e Sony e poi ci fu ovviamente un accordo che stabiliva fra le altte cose che il compact disc avrebbe potuto contenere 78 minuti di musica (abbastanza per l’intera Nona Sinfonia di Beethoven). 

Il 1983 fu l’anno del Big Bang,come scrive Piero Negri, negli Stati Uniti qualche mese prima che in Italia (e in Giappone già alla fine del 1982).  Da allora per vent’anni i cd hanno dominato il mercato. Poi è arrivato lo streaming e sono andati a picco. Piero Negri, senza citare la fonte, dice che ne era stata prevista la scomparsa definitiva nel 2022, in occasione del 40esimo compleanno. Ma in realtà per motivi che andrebbero indagati le vendite di cd nel 2021 per la prima volta in 17 anni sono tornati a crescere e in diversi preconizzano un ritorno del cd. 

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