Digital Bros Game Academy, a scuola di videogiochi

Digital Bros Game Academy, a scuola di videogiochi

“La nostra è un’industria in continua evoluzione e dobbiamo essere in grado di formare figure professionali che intercettino le attuali richieste del settore, in un mercato che sta diventando sempre più avanzato. Vi è infatti una maggiore sofisticazione nel processo di realizzazione dei videogiochi, le tecnologie sono diventate più complesse e questo comporta un allineamento anche a livello formativo”. A parlare è Geoffrey Davis, Direttore Generale di Digital Bros Game Academy, accademia internazionale di formazione professionale fondata nel 2014.

A partire da quest’anno i corsi di Dbga Campus di Game Design, Game Programming, Concept Art e Game Art 3D passano da annuali a biennali. Un rinnovamento in linea con le esigenze del mercato, spiega Geoffrey Davis: “Il percorso biennale consente agli studenti, non solo di acquisire le competenze necessarie, ma di approfondire importanti aspetti legati allo sviluppo di videogiochi, raggiungendo una maggiore consapevolezza delle proprie capacità. I due anni di formazione, inoltre, permetteranno agli studenti di realizzare progetti finalizzati all’inserimento in un portfolio professionale, che è uno strumento importante per trovare lavoro, e di collaborare con studi di sviluppo italiani e internazionali”.

Come in tutti i settori anche l’industria dei videogiochi sta soffrendo la mancanza di programmatori, spiega Davis: Pensiamo che questa sia dovuto al divario tra la richiesta di mercato anche a livello internazionale e la formazione”.

La professione del programmatore richiede una forte propensione per la matematica e al problem solving, continua: “Probabilmente a livello percettivo può risultare una barriera per accedere a una formazione specializzata. Per ridurre questo gap, bisogna far scoprire la bellezza della programmazione e della matematica, l’arte dello scrivere codice per dar vita ai concetti e alle idee che sono alla base dello sviluppo di videogiochi. Con il nostro programma, studiato e strutturato sulle necessità correnti dell’industria, vogliamo rispondere a questa esigenza”. Geoffrey Davis specifica che molti dei loro studenti programmatori trovano lavoro prima di finire il corso.

DBGA punta ad avere docenti professionisti attivi nel campo dello sviluppo per replicare in aula le dinamiche di uno studio di sviluppo, spiega Geoffrey Davis: “Per entrare fin da subito nell’industria e dare un contributo concreto a un progetto di uno studio, lo studente deve essere guidato da trainer che lavorano nel settore. Questo è estremamente importante perché un docente che non è attivo sul campo, con i tempi frenetici richiesti dal moderno sviluppo di videogiochi e con tutti gli elementi imposti dalla pipeline di lavoro, perde contatto con la realtà e non riesce a trasmettere ciò che realmente serve e che solo l’esperienza diretta può dare. Il trasferimento del know-how deve necessariamente avvenire attraverso persone che sono nel mercato, che lavorano nello sviluppo”.

L’industria italiana del videogioco è recente e ha bisogno di fare rete, occorre mettere in contatto le realtà formative con quelle lavorative, continua Geoffrey Davis: “Questo è il motivo principale per cui otto anni fa abbiamo creato la Digital Bros Game Academy, dare supporto alla game industry. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di collegare i nostri studenti con le aziende che operano nell’ambito del videoludico e nei settori limitrofi”.

Negli anni l’Academy ha creato più di cento partnership in Italia e nel mondo con studi e aziende alla ricerca di nuovi talenti. Recentemente hanno lanciato DBGA Careers, un portale sviluppato per i loro ex-studenti con l’obiettivo di aiutarli a trovare opportunità lavorative nella propria area di competenza e supportare le aziende nell’individuazione dei talenti giusti per i loro progetti.

Creare videogiochi è un lavoro che sovente nasce da una passione, ma oggi la sola passione non basta più. L’industria dei videogiochi è un settore dove le competenze verticali sono fondamentali, occorre un ecosistema in cui inserirsi per formarsi correttamente. Esistono criticità figlie di diversi fattori che incidono sulla qualità del lavoro, spiega Geoffrey Davis: “Tra queste c’è sicuramente il crunch lavorativo dovuto principalmente a due fattori, la passione che a volte spinge oltre i limiti e i motivi strutturali di come talvolta vengono organizzate le pipeline di lavoro. Per la natura di alcuni progetti le scadenze possono essere troppo stringenti e questo chiede alle persone di lavorare oltre l’orario e si incorre spesso nel crunch”.

Un’altra criticità è rimanere al passo con l’evoluzione e i cambiamenti del mercato e dell’innovazione tecnologica attraverso la formazione continua, continua Davis. “Non si può rimanere fermi e non essere aggiornati in un mercato che cambia molto velocemente e che impone la conoscenza e l’utilizzo professionale di software di sviluppo e di tecnologie complesse. Combinare il lavoro con la formazione continua è davvero una sfida”.

Per quanto riguarda il nostro paese, secondo Geoffrey Davis una delle maggiori criticità del settore è la capacità di affrontare con successo il mercato estero e ad attrarre investitori. “Abbiamo alcune storie che sono dei fiori all’occhiello in Italia, ma possiamo fare di più per allinearci al successo di altri mercati. Questo gap limita lo sviluppo della game economy nel nostro Paese. Unito a questo c’è la necessità di un maggior coinvolgimento delle istituzioni e maggiori investimenti da parte delle stesse nel settore come accade in altri Paesi”.

In Italia le storie di successo in campo videoludico si stanno moltiplicando, ma restano sempre un numero basso rispetto ad altri paesi europei. Questo è un limite e contemporaneamente un’opportunità, perché rispetto ad altre realtà consolidate da noi è ancora possibile far crescere gli studi di sviluppo. Per farlo occorre consolidare un ecosistema che parte, inevitabilmente, dalla formazione delle figure professionali.

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