Dietro le quinte di Spotify Wrapped: come nascono le classifiche personalizzate

Dietro le quinte di Spotify Wrapped: come nascono le classifiche personalizzate

Fine di novembre non vuol dire solo l’ingresso definitivo nel periodo natalizio. Da alcuni anni, infatti, significa anche Spotify Wrapped, la classifica personale dei brani più ascoltati, curata da una delle piattaforme di streaming più importanti al mondo.

Anche nel 2022, il riassunto musicale dell’anno è comparso in automatico sulle applicazioni Spotify in tutto il mondo. All’interno, ci si trovano una serie di statistiche sui propri consumi musicali e una serie di altre curiosità che, come per le scorse edizioni, promettono di essere un successo sui social network. Ma dietro le condivisioni sui social network c’è un meccanismo estremamente evoluto che parte dai nostri dati personali e arriva fino alla classificazione di tutta la musica del mondo.

Che cos’è Spotify Wrapped
Spotify Wrapped è, prima di ogni cosa, una interessante operazione di visualizzazione dei dati personali degli utenti. Ogni volta che accediamo sull’app, qualunque azione che compiamo all’interno, compresi gli ascolti offline, rappresenta un dato. Un’informazione che la piattaforma usa per suggerirci nuove canzoni simili a quelle che abbiamo ascoltato, magari nelle playlist come Discover Weekly, oppure, alla fine di ogni anno, per compilare Spotify Wrapped. Che, in fondo, è la classifica di brani e artisti preferiti di ciascun utente, resa più accattivante dal formato e dalle modalità di presentazione molto simili al modo in cui le persone comunicano sui social network.

Ma quanti generi ci sono?
Fin qui, tutto semplice. Spotify prende le 5 canzoni e i 5 artisti che abbiamo ascoltato per più tempo e li mette in fila, utilizzando una veste grafica affascinante. Il discorso si fa un po’ più complicato quando si arriva ai generi. Trap Queen, Bubblegrunge, Country Dawn: diciamo che tra gli stili che Spotify ha individuato come i preferiti di alcuni suoi utenti ce ne sono un po’ che semplicemente pochi sapevano esistessero.

C’è una risposta razionale, che si può dare pur non sapendo a cosa si riferiscano nel dettaglio tutti i generi comparsi in Spotify Wrapped. Ed è una risposta che ha a che fare direttamente con l’algoritmo di Spotify, quello che la piattaforma usa per suggerirci nuove canzoni.

La segnalazione personalizzata utilizza un’intelligenza artificiale che lavora a partire, in primo luogo, da fattori sociali: ci suggerisce quello che ascoltano persone simili a noi. Dall’altro lato, però, c’è un’analisi molto profonda della musica, delle sezioni ritmiche, dell’uso delle chitarre, delle linee di basso, delle vocalità. Questo permette all’algoritmo di proporre all’utente brani che possano essere anche musicalmente adatti ai suoi gusti.

È un lavoro che parte da lontano. Nel 2014, Spotify acquisisce The Echo Nest, una data company di Glenn McDonald che si occupa proprio di classificare la musica in modo molto dettagliato. Sul portale Every Noise at Once, gestito proprio da The Echo Nest, si trovano tutti i generi disponibili, con le relative playlist dedicate: parliamo di oltre 1.500 stili musicali diversi. Sono quelli che possiamo trovare in Spotify Wrapped.

La novità di quest’anno: la music vibe
Per il 2022, Spotify ha aggiunto alle consuete statistiche su canzoni, artisti generi e tempo di ascolto una valutazione sulla personalità musicale dell’utente. Si tratta, in sostanza, di un sistema che analizza gli ascolti e li associa a 16 possibili categorie, da Avventura Lover a Fanclubber, con le relative descrizioni.

Insieme a questo, Wrapped 2022 contiene anche una valutazione della giornata tipo, con un’analisi delle tipologie musicali più ascoltate a seconda del momento, dalla mattina fino a pomeriggio e sera.

Un prodotto nato per essere condiviso
Nel modo in cui Spotify Wrapped è costruito c’è anche buona parte del suo successo sui social network. Non c’è solo il formato, che presenta la classifica in modo simile alle Stories di Instagram. C’è anche il contenuto, che rappresenta quello che lo studioso della University of Pennsylvania Jonah Berger definisce una valuta sociale. E cioè qualcosa che si può spendere sui social network per disegnare la propria identità, per essere quello che si vuole apparire.

“Vuoi generare un passaparola? Far parlare di te la gente? – scrive Berger, autore di un libro che si chiama Contagioso, dedicato proprio ai meccanismi della viralità – Un modo è dare loro qualcosa che li faccia sentire speciali. Fai sentire le persone uniche e loro lo diranno agli altri”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *