Carl Pei: “Con Nothing vogliamo rendere la tecnologia di nuovo divertente”

Carl Pei: “Con Nothing vogliamo rendere la tecnologia di nuovo divertente”

“Fanno tutti le stesse cose, noi vogliamo essere diversi”. Carl Pei è seduto al tavolino di un bar. La sua azienda, Nothing, è nata due anni fa a Londra, conta oggi 410 dipendenti di cui 350 ingegneri e ha superato il milione di prodotti venduti in due anni. Però al Mobile World Congress, la più grande fiera mondiale della telefonia, non ha uno stand: “Così risparmiamo”, scherza. 

Nato in Cina, cresciuto tra gli Stati Uniti e la Svezia, ha 33 anni e ne dimostra ancora meno. Eppure ha già alle spalle un’altra azienda di successo, OnePlus, nata come un fenomeno di nicchia e cresciuta fino a diventare il marchio per eccellenza degli smartphone dal buon prezzo ma dalle ottime caratteristiche. Oggi è parte di BBK Electronics, con Oppo, Vivo e RealMe. 

Lei è un maestro nel generare hype, interesse per Nothing e per i suoi prodotti: non ha mai paura di non essere all’altezza delle aspettative che crea nel pubblico?
“Non ci ho mai pensato. So solo che cerchiamo di continuare a fare prodotti sempre migliori”.

Nothing Phone (1)
Nothing Phone (1) 

Per ora avete in catalogo solo uno smartphone e un paio di cuffie: arriverà uno smartwatch?
“Di recente ho comprato un Samsung Galaxy Watch 5 Pro: l’ho tenuto per due ore e poi l’ho regalato ai miei follower su Twitter. Sullo smartphone ho già le notifiche, a che serve averle anche sullo smartwatch? Così ho pensato di usarlo per monitorare il sonno, ma è scomodo dormire con un orologio così grande. Mi piacerebbe produrre uno smartwatch, però non riesco a trovare un modo per renderlo utile, e se non sono capace io come posso convincere i consumatori ad acquistarlo? No, niente smartwatch, almeno finché non avrà una buona idea”. 

E i tablet?
“Credo che Apple faccia un ottimo lavoro con gli iPad, coprendo tutte le fasce di prezzo, dall’Air al Pro, quindi non vedo perché qualcuno dovrebbe comprare un altro tablet, a meno che non sia molto economico. Ma non è questa la nostra strategia”. 

Intanto però il mercato degli smartphone è in calo…
“Continuerà a scendere, perché i telefoni che abbiamo vanno benissimo e quelli nuovi non offrono nulla di significativamente diverso. Perché le persone dovrebbero cambiare, considerata anche la crisi dell’economia e il calo del potere d’acquisto? Siamo un’azienda così piccola da non essere influenzata tanto dalla macroeconomia, a fare la differenza per noi è la strategia di prodotto e il modo in cui la mettiamo in pratica. Per ora non siamo affatto preoccupati, quello della telefonia mobile è un settore molto grande e ha bisogno di differenziazione”. 

Che cosa rende Nothing diversa dagli altri?
“La tecnologia è diventata davvero noiosa: non c’è niente di veramente eccitante qui al MWC, per esempio. Noi vogliamo renderla tecnologia di nuovo divertente. Nel design, con delle scelte originali e riconoscibili, come faceva Sony decenni fa e come fa ancora oggi Apple. Nell’interfaccia, con innovazioni come i led sul retro del nostro Phone (1), che a breve renderemo più utili e più flessibili. Nell’interazione, ad esempio con quell’incavo nella custodia delle cuffie Nothing Ear (1) che lo trasforma in una specie di antistress da far girare tra le dita, anche se poi serve a tener fermi gli auricolari durante la ricarica. Ma la tecnologia non dovrebbe essere solo bella, dovrebbe semplificare o migliorare la vita”. 

Le cuffie bluetooth Nothing Ear (1)
Le cuffie bluetooth Nothing Ear (1) 

Allora perché i nuovi telefoni puntano tanto sulle fotocamere?
“Fanno sondaggi tra i consumatori, chiedono di scegliere tra display, fotocamera, batteria e la fotocamera è sempre al primo posto. Non so se sia davvero una buona strategia, per me il modo per migliorare la fotocamera è la fotografia computazionale, perché i sensori sono troppo piccoli per poter competere con quelli delle vere fotocamere. E mi sembra quindi molto strano in tanti vantino di collaborare con importanti marchi di fotocamere tradizionali, perché non mi aspetto che la fotografia computazionale sia il loro forte: non sanno niente di intelligenza artificiale, le loro competenze sono in settori completamente diversi. Alla fine, penso che siano tutte stronzate per ingannare i consumatori”. 

Sarà l’intelligenza artificiale a cambiare gli smartphone come li conosciamo?
“Penso che finora in questo settore l’IA sia stata una grande delusione. Ha migliorato marginalmente le immagini, sì, ma credo che l’esperienza d’uso degli smartphone non sia cambiata dai tempi di Symbian. C’erano le icone delle app, la schermata iniziale, la schermata di blocco, le app a schermo intero. Oggi tutto è più veloce e con una grafica migliore, ma è ancora tutto come 15 anni fa. La vera innovazione è trovare il modo di fare le cose più velocemente, con meno passaggi e in modo più rispondente a quello che abbiamo in mente: forse se usassimo l’intelligenza artificiale per questo, davvero gli smartphone potrebbero cambiare in maniera radicale”. 

Dei pieghevoli cosa pensa?
“Penso sia una vera innovazione, mossa però più dalle necessità dei produttori che dai bisogni dei consumatori. Immaginiamo che un’azienda inventi il display migliore, e che per un po’ sia l’unica a produrlo. Poi arrivano i concorrenti, e allora la prima deve trovare qualcosa di nuovo per continuare a tenere alti i margini. Così il display diventa flessibile: all’inizio nessuno sa che farsene, poi qualcuno ha l’idea: costruiamo un telefono pieghevole, così possiamo venderlo come un prodotto premium. Nothing non produrrà un foldable”. 

Si parla sempre più spesso della possibilità per i clienti di riparare da soli gli smartphone. Lei cosa ne pensa?
“Ci ho pensato molto. So che non tutti saranno d’accordo con me, però credo che sia molto meglio rendere un telefono il più sostenibile possibile anche se non si può riparare da soli, anziché realizzare un prodotto non sostenibile e permettere ai consumatori di ripararlo. Per me la strategia giusta è: creare prodotti tecnologici che tutti vogliono, in modo da poterli vendere in grandi quantità, e poi renderli sostenibili. Alcune aziende puntano molto sulla sostenibilità, ma non hanno volumi, quindi il loro impatto sarà per definizione minimo. Per noi la sostenibilità è stata importante fin dal primo giorno, abbiamo solo scelto di non farne un tema di marketing come tanti altri. Poi, certo, nel Nothing Phone 1 l’intero telaio centrale in alluminio è riciclato, più della metà delle materie plastiche all’interno sono riciclate. Credo che questo sia il vero modo per avere un impatto e per i prodotti futuri quest’anno faremo un grande passo avanti in termini di sostenibilità, ma senza concentrarci sulla riparabilità”. 

Avrà una buona parola anche per il 5G, a questo punto. 
“Oggi nessuno comprerebbe un telefono senza 5G, a meno che non sia supereconomico. È solo una casella da spuntare nell’elenco delle caratteristiche, ma non cambierà il mondo. Col senno di poi, forse è stata una tecnologia sopravvalutata: uno smartphone 5G è solo un po’ più veloce di prima, e se avete uno smartphone moderno, almeno per ora”.

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