Apple Watch Ultra, la prova: il segno digitale dei tempi che cambiano

Apple Watch Ultra, la prova: il segno digitale dei tempi che cambiano

Per certi versi l’arrivo dell’Apple Watch Ultra, il nuovo arrivato nella famiglia dei Watch della Mela, ricorda molto il debutto della prima generazione, la Series 0: quando Apple svelò il dispositivo, era già chiaro che il boom degli smartphone e dell’iPhone avevano portato a un’evoluzione importante nelle necessità di milioni di utenti, ovvero la domanda per un dispositivo che fosse ancora più personale, ancora più legato e connesso all’utente, che facesse da anello di congiunzione ancora più stretto tra la vita quotidiana e il mondo digitale. Questo faceva l’Apple Watch e questo fa oggi, molto meglio rispetto a quei giorni, dopo 8 generazioni.

Il Watch Ultra è però qualcosa di completamente nuovo. Cassa più grande da 49 millimetri, connettività cellulare, chiara vocazione all’avventura e alla fisicità. E a proposito di corpo, il Watch Ultra cambia in modo piuttosto radicale, al di là delle dimensioni: il quadrante acquista un nuovo fattore di forma, più piatto, proteggendo in questo modo gli angoli dello schermo. Il display è specifico, arriva a 2000 nits e risulta leggibile anche in piena luce solare, ma soprattutto, date le dimensioni, è più semplice collocare otticamente le informazioni dei quadranti, come accade nel quadrante nativo Wayfinder. Il testo scritto, come quello dei messaggi, è quindi più leggibile, ma l’Ultra è anche di più facile utilizzo nella scrittura e nell’impiego delle applicazioni con le interfacce più dense di comandi. L’Ultra pesa poco più di 60 grammi e la differenza con gli altri Apple Watch in questo senso è irrisoria. Anche la grandezza al polso non rappresenta un ingombro (non è un padellone, insomma) e il nuovo design del display lo fa assomigliare quasi a un piccolo iPhone. Le forme sono armoniose: il Watch Ultra è un bell’oggetto, come da tradizione della Mela. Ma altre importanti novità di rilievo sono nell’esperienza d’uso complessiva.

Nell’uso

Quello che fa la differenza è l’utilizzo: Apple Watch Ultra dentro ha il chip S8, lo stesso del Watch Series 8, ma una batteria sensibilmente più capiente e capace. Il Watch Ultra, anche utilizzato in modo intensivo con chiamate telefoniche, impiego del GPS (multibanda in questo caso) negli spostamenti e nelle camminate/allenamenti e come rilevatore della qualità del sonno, può arrivare a 3 giorni pieni di utilizzo. Se lo usa al minimo, ovvero nelle funzionalità base (notifiche, app leggere e così via) potrebbe superare la settimana lavorativa: lo verificheremo andando avanti con il nostro test nelle prossime settimane.

Ma già dalle prime ore di utilizzo, guardando l’indicatore di batteria che rimane stabilmente nelle zone alte, quasi scompare la sensazione di avere al polso qualcosa da ricaricare la sera come accade con lo smartphone, ed è questo il primo, assoluto salto di qualità. A questo contribuisce la modalità a basso consumo energetico di WatchOS 9, la nuova versione del sistema operativo, che verrà peraltro ulteriormente ottimizzata.

Al polso

A livello di performance di utilizzo siamo di fatto a una rigenerazione del Watch, non un semplice aggiornamento o peggio una versione Sport di un prodotto già consolidato. Nell’utilizzo quotidiano, il nuovo array a 3 microfoni e speaker rende chiarissime le chiamate in entrata e in uscita: per esempio, ci sono algoritmi che analizzano il rumore del vento in tempo reale, per ridurre al minimo le interferenze e il livello qualitativo delle conversazioni è ormai di qualità telefonica. Cosa manca a questa esperienza di comunicazione rinnovata per raggiungere quanto vedevamo nei film di fantascienza? Una fotocamera frontale per FaceTime. Ma (quasi) sicuramente la vedremo un una futura versione del Watch Ultra, magari con una piccola Dynamic Island come nell’iPhone 14 Pro.

Quello che c’è e che rappresenta una vera rivoluzione è invece l’evidente vocazione alla fisicità di questo Watch Ultra: la corona digitale è più grande e quindi più semplice da utilizzare (anche con i guanti) e arriva un nuovo pulsante Azione laterale, assegnabile a diverse funzioni e che risulta molto più comodo durante l’attività fisica della tradizionale interfaccia a schermo, anche solo per, per esempio, per azionare il cronometro o il contapassi. Interessante la possibilità di assegnare a questo pulsante anche una macro a proprio piacimento, una scorciatoia che si può impostare proprio come già avviene per le Siri Shortcut su iPhone. E quindi davvero qualsiasi cosa: noi l’abbiamo utilizzato con uno script per un’azione banale come accendere le luci e per far partire un’app con cui registrare al volo appunti vocali. Ma certamente le funzionalità più utili sono quelle collegabili alle specifiche funzioni dell’Ultra, ovvero quelle dedicate all’attività fisica. E naturalmente alle funzioni di SOS satellitare, quando saranno disponibili.

Ecco, una volta rimesso al polso il Watch normale, la mancanza di questo pulsante Action si sente, e parecchio. Da non sottovalutare che un pulsante fisico (peraltro colorato in arancione, codice internazionale di sicurezza) si può anche premere indossando i guanti e quindi utilizzare il Watch anche in condizioni in cui questi sono richiesti o necessari.

Into the wild

Le specifiche funzionalità esplorative dell’Ultra sono quelle che fanno la differenza più importante, qualsiasi sia l’attività outdoor di elezione. La capacità di resistere a temperature estreme (-20 e +50 gradi), le certificazioni militari e le evolute funzionalità subacquee (fino a 40 metri di profondità) grazie a sensori specifici, il GPS multibanda L1 e L5 con l’antenna embeddata nello chassis, più un algoritmo specifico di localizzazione dell’utente, la bussola con recupero del percorso fatto per il trekking, l’app di profondità per chi fa immersioni sono tutte peculiarità uniche che funzionano anche da stimolo per l’attività, proprio come il Watch normale rilevando i movimenti chiede all’utente se ha intenzione di allenarsi. E poi c’è la sirena salvavita, una funzione che emette un suono (fino a 86 db) per aiutare a localizzare l’utente del Watch in situazioni di emergenza, che non sono necessariamente tra i boschi o in terre desolate, ma anche in momenti di pericolo in città. Si tratta di una funzione che dà al Watch Ultra quella cosa in più, quella “one more thing” tipicamente Apple, che in un mercato già affollato come quello degli smartwatch fa effettivamente la differenza. 

Conclusioni

Il Watch Ultra è ancora una volta il segno dei tempi che cambiano, sicuramente ne è il segno digitale: gli iPhone 14 che abbiamo visto quest’anno sono update importanti, soprattutto i Pro, ma sicuramente iterativi per quanto riguarda i modelli base, mentre il Watch Ultra è un indicatore di come le nostre vite sono cambiate e sono state cambiate dagli ultimi anni. In sostanza, con l’arrivo dello smart working come asset strutturale in molte realtà lavorative e della possibilità di svolgere attività professionali sempre più da remoto, sono molte le persone che stanno riadattando la propria percezione e il proprio impiego del tempo al nuovo mondo, decisamente più proiettato all’esterno che all’interno degli edifici. Un mondo che connettendo sempre più, allo stesso tempo unisce le vite e le libera da alcuni pesi di appena qualche anno fa. Apple Watch Ultra, al netto delle innovazioni tecnologiche (che sono tante, si vedono e si sentono) è un dispositivo che apre per Apple un ulteriore segmento del mercato di lusso, con il listino a 1009 euro. Ma soprattutto è un’evoluzione di categoria nel mercato dei dispositivi indossabili, che, proprio come accaduto per il Watch originale, segna il tempo che viviamo oggi. E indica già quello di domani.

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