Anna Grassellino, la detective dei quanti

Anna Grassellino, la detective dei quanti

Ha vinto il Breakthrough Prize, detto l’Oscar della scienza, uno dei riconoscimenti più ambiti al mondo per le sue ricerche sulle particelle. Sta costruendo al Fermilab di Chicago il più potente computer quantistico mai concepito. Dirige uno dei cinque centri nazionali (il SQMS, Superconducting Quantum Materials and Systems Centre) che il Governo americano  ha deciso di finanziare per l’avanzamento delle tecnologie quantistiche. Tutti gli altri centri sono gestiti da uomini. Guida 400 scienziati provenienti da ogni angolo del Pianeta. Ha cinque anni di tempo e un finanziamento di 115 milioni di dollari per una missione incredibile. Anna Grassellino, classe 1981, siciliana di Marsala, sposata con uno scienziato russo-ucraino di altissimo livello, è mamma di tre bambini dai 6 agli 11 anni. Basterebbe tutto questo per fare di lei una role model. La nuova Marie Curie. Ma c’è altro. All’inizio della sua carriera è stata premiata anche da Barack Obama, insegna alla Northwestern University. Ogni mattina si allena correndo. Ama il latino e la poesia. Il suo stato su Whatsapp dice “Leges sine moribus vanae” (le leggi senza la morale sono inutili). E quando ti parla di scienza, ti parla di avventura. E di filosofia. “La fisica è un’avventura affascinante. È confrontarsi con la natura e scoprire che ha sempre ragione”.

La intervisto di sabato, nella Giornata internazionale delle donne nella scienza. Ride, cerca di spiegarti tutto con grande semplicità (“la fisica quantistica è una delle cose più difficili da capire per la mente umana, è controintuitiva”). Spesso dice “questa è una bella domanda”, si fa seria, chiede al figlio di lasciarle fare l’intervista perché sta spiegando a una giornalista italiana il computer quantistico e senti il bimbo che in inglese le chiede: “ma quando arriva ‘sto computer?”. “Siamo ancora lontani, non accadrà domani, ma ci stiamo lavorando con grande passione”.

Il 2022 è stato l’anno del quantum. Il Nobel per la Fisica 2022 è stato assegnato ai pionieri dell’informazione quantistica. Ma a cosa serve il computer quantistico?  “A fare dei calcoli che oggi un computer non può fare. È più potente anche del super computer, ha un vantaggio esponenziale. Possiamo paragonarlo all’aereo: l’aereo ti può portare dove la macchina non può, tipo attraversare l’Oceano. Ci sono tanti problemi che richiederebbero anche a un super computer un migliaio di anni per essere risolti. Il computer quantistico fa questi calcoli in pochi secondi“.

Unica donna, unica italiana a questo livello, Grassellino sta scrivendo un nuovo capitolo della fisica quantistica mondiale. Il suo lavoro è cercare di capire l’universo che ci circonda. Di che cosa è fatto. Se le chiedi come fa a fare tutto, risponde: “Cerco di rimanere concentrata su obiettivi concreti. Vado a prendermi le opportunità là dove sono. E non mi arrendo”.  Ha vinto la direzione del SQMS del Fermilab nel 2020 rispondendo a una call e superando una competizione altissima. “Con il mio team ho presentato un progetto di 1.000 pagine scritto durante la pandemia. Tutti pensavano che non ce l’avremmo fatta. Perché troppo giovani. Invece è stata una scelta di merito”.

“La matematica è ricerca della verità”

Nonni medici. Papà direttore di una clinica radiologica a Marsala. Mamma professoressa di latino e greco. Segni particolari: Anna è un’ottimista (“uno scienziato non può essere pessimista, altrimenti si ferma al primo confronto con la realtà che non è sempre come vorresti”). È nata per i numeri. La sua prima fonte di ispirazione? Una maestra delle scuole elementari che le fa amare la matematica. “La matematica è ricerca della verità. Non è opinabile. Mi appassiona per la sua concretezza”. Poi alle medie incontra un’altra insegnante. “Era tostissima. Diceva sempre e anche molto duramente come stavano le cose”. A 17 anni, Anna se ne va da Marsala. Direzione Pisa. Sceglie ingegneria elettronica. Grazie a uno scambio con l’Università, va a fare uno stage al Fermilab, il laboratorio di ricerca dedicato allo studio della fisica delle particelle elementari, che deve il nome al fisico italiano Enrico Fermi.  “Qui la ricerca non dormiva mai. Ho toccato con mano la passione della scoperta in un clima internazionale. E mi sono innamorata di queste macchine con migliaia di fili. Volevo conoscere di più”. Segue un professore all’università della Pennsylvania, dove fa un PhD. Tesi di laurea a Vancouver. Dopo la laurea, il Fermilab la richiama. Diventa presto senior scientist.

Fa numerose scoperte. Barack Obama nel 2017 le conferisce il Presidential Early Career Award for Scientists and Engineers (Pecase), il più alto riconoscimento conferito dal governo degli Stati Uniti a scienziati e ingegneri straordinari che iniziano la loro carriera in modo indipendente. “Non sono poi riuscita a ritirare quel premio alla Casa Bianca, ma ho incontrato Obama a un summit a Chicago. Mi sono presentata e ho detto: ‘Presidente, grazie! Io sono una Pecase’. E lui: ‘per cosa ti abbiamo premiato?’ E io velocissima: ‘Per la scoperta su come migliorare l’efficienza dell’acceleratore di particelle…’. Lui mi guarda stupito, poi guarda gli altri e dice: ‘questa è molto più intelligente di tutti noi messi insieme’. È stata una delle esperienze più belle della mia vita”.

Oggi Anna sta gettando nuova luce sulla materia oscura. Nel 2022, ha vinto quello che è stato definito l’Oscar della scienza: il Breakthrough Prize. Un premio che viene riconosciuto  agli scienziati che pongono le domande più grandi e trovano le spiegazioni più profonde. “La scienza è una sfida. E noi siamo come dei detective. Ci poniamo delle domande, poi facciamo degli esperimenti per capire se le ipotesi che abbiamo formulato sono giuste”. Ideato dalla Breakthrough Prize Foundation, i cui fondatori sono Sergey Brin (il co-founder di Google), Priscilla Chan, Mark Zuckerberg, Anne Wojcicki, Yuri e Julia Milner, il premio è diviso fra cinque categorie, ognuna delle quali si aggiudica tre milioni di dollari.

“La scienza progredisce se non ha frontiere”

“Ho lasciato l’Italia perché volevo conoscere di più. Non sono un cervello in fuga. La scienza è internazionale. Non ha confini. Progredisce se siamo aperti. Se siamo inclusivi. Anzi beneficia dal non avere frontiere. Ho un legame molto forte con il nostro Paese. Collaboro con l’Istituto di fisica nucleare, con i miei professori di Pisa, con il Ministero. Tornare? No, al momento non rientrerei. Certo se l’Italia mi chiamasse per costruire un progetto simile a quello del Fermilab, lo farei. Ne sentirei la responsabilità”.

Di lezioni Anna ne ha imparate tante. Sulla fisica, sulla carriera, sulle donne. Sul Fall Forward, che l’attore americano Denzel Washington ha pronunciato in una lezione all’università e che è diventato il suo mantra. “Significa cadere in avanti. Se cadete nella vita, cadete in avanti. Date tutto quello che avete. Le difficoltà sono infinite, sempre. Ma se le superi ti portano un pezzettino più in là. Le mie sfide? Conciliare la vita privata con quella professionale. Non riesco a passare con i miei figli tutto il tempo che vorrei, e a volte mi chiedo: sto facendo la scelta giusta? Diventare leader di un progetto non è semplice. Diventarlo in un campo dominato da uomini ti porta a fare doppia fatica. Ho dovuto lottare per ricoprire incarichi importanti. Mi sono fatta avanti sempre, niente mi è stato offerto. Alle ragazze dico: Iscrivetevi alle materie scientifiche, la scienza può arricchire la nostra anima. E non abbiate paura: la scienza è fatta di oggettività, non di stereotipi”.

E cosa vorresti per i tuoi figli? “Vorrei quello che vuole ogni genitore. Che siano in grado di inseguire i loro sogni”.

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